fbpx
Sari 2000
SlideShow 01 SlideShow 01 SlideShow 01
Sari2000 Home SlideShow
home » gennaio-febbraio 2018 » Elisir di Salute – Gennaio Febbraio 2018

Ictus, conoscere per prevenire

Per la sua prevenzione è fondamentale conoscere i fattori che da soli o in combinazione tra loro ne aumentano il rischio di insorgenza

Nel mondo, ogni anno, 15 milioni di persone  sono colpite da Ictus, di queste quasi 6 milioni  muoiono. Terza causa di morte, prima di  invalidità e seconda di Demenza: l’Ictus cerebrale è  una malattia grave e disabilitante che nel nostro Paese  colpisce circa 200.000 persone ogni anno. In Italia i  soggetti che hanno avuto un Ictus e sono sopravvissuti  sono oggi circa 940.000 ma il fenomeno è in costante  crescita, considerando che oggi si vive più a lungo  e che l’Italia è tra i Paesi europei con aspettativa di  vita più elevata.

 

Che cos’é l’Ictus 

Si tratta di una malattia che colpisce il cervello, danneggiando  o distruggendo una parte di esso, causata  dall’improvvisa chiusura o rottura di un’arteria.  Il cervello è diviso in aree, ognuna delle quali è responsabile  per il movimento e il funzionamento di diverse  parti del corpo. Ogni lato del cervello controlla  il lato opposto del corpo. Per esempio, se è danneggiato  il lato destro del cervello, la parte sinistra del corpo  ne porterà le conseguenze.

 

Due tipi di Ictus 

L’Ictus può essere ischemico o emorragico. Il primo  è dovuto alla chiusura di un’arteria cerebrale e, in  questo caso, si parla di Ischemia cerebrale: le cellule  che prima venivano nutrite da quell’arteria subiscono  un infarto e muoiono. L’Ischemia cerebrale rappresenta  l’80% di tutti i casi di Ictus cerebrale.

Un’arteria si può chiudere perché al suo interno si  forma un coagulo (trombo) che va ad ostruire definitivamente  un’irregolarità della parete dell’arteria  stessa (la placca ateromasica): si parla in questo caso  di Trombosi cerebrale. Oppure l’arteria si può chiudere  a causa di coaguli partiti da lontano (emboli),  nella grande maggioranza dei casi dal cuore: in questo  caso si parla di Embolia cerebrale.

L’Ictus emorragico è invece dovuto alla rottura di  un’arteria cerebrale. Questo rappresenta il 20% dei  casi di Ictus cerebrale. Nel 15% dei casi si tratta della  rottura di un’arteria danneggiata dalla pressione  arteriosa troppo alta, o da un accumulo nelle pareti  di una sostanza detta amiloide. L’emorragia cerebrale  può essere anche favorita da una terapia anticoagulante  condotta in modo inappropriato. Nel 5%  dei casi l’emorragia è conseguente alla rottura di  vasi malformati, aneurismi o malformazioni arterovenose.

 

Non colpisce solo gli anziani 

L’Ictus non è soltanto una malattia dell’anziano (dagli  85 anni in su l’incidenza dell’Ictus è fra il 20 e il  35%): infatti, dei 200.000 nuovi casi di Ictus che si  verificano ogni anno nel nostro Paese, circa 10.000  riguardano soggetti con età inferiore ai 54 anni. I fattori  che favoriscono l’Ictus nel giovane sono soprattutto  errati stili di vita, fumo, alcool e droghe, sport  estremi, in altri casi scarsa attività fisica e obesità.

 

Fibrillazione atriale e Ictus 

L’Ictus conseguente ad embolia cerebrale è prevalentemente  causato dalla Fibrillazione Atriale, anomalia  del ritmo cardiaco che colpisce 1 ultraottantenne su  quattro (oppure il 6-7% della popolazione sopra i 65  anni). Questo tipo di Ictus può essere prevenuto con la  diagnosi precoce di questa aritmia che va trattata con  farmaci anticoagulanti. Con questa terapia preventiva,  si possono evitare ben 3 Ictus su 4, pari a 30.000 casi di  Ictus all’ anno.

 

Quali fattori di rischio? 

Ai fini della prevenzione risulta fondamentale conoscere  adeguatamente i fattori di rischio che da soli o, ancora  di più, in combinazione tra di loro, aumentano la possibilità  di incorrere in un Ictus: Ipertensione arteriosa,  Obesità, Diabete, fumo di sigaretta ed alcune anomalie  cardiache e vascolari.

Le nuove terapie della fase acuta (Trombolisi e Trombectomia  meccanica), se praticate in tempi rapidissimi  (massimo alcune ore dopo la comparsa dei primi sintomi),  possono eliminare del tutto o migliorare spesso in  modo sorprendente questi esiti, ma la loro applicazione  rimane a tutt’oggi molto limitata per una serie di motivi,  tra i quali il ritardo con cui il Paziente arriva in Ospedale,  il ritardo intra-ospedaliero e la mancanza di reti ospedaliere  appropriatamente organizzate. Per la sua elevata  incidenza, e nonostante le importanti possibilità sia  preventive che terapeutiche, l’Ictus cerebrale continua a  rappresentare un problema assistenziale, riabilitativo e  sociale di enormi dimensioni.

 

La riabilitazione nel post-Ictus 

L’Ictus cerebrale continua purtroppo ad essere in tutto  il mondo una delle malattie più importanti; in Italia, è  stato calcolato che dei quasi 200.000 casi che si presentano  ogni anno, almeno 50.000 escono dalla fase acuta  dell’Ictus con problemi gravi, che riguardano la funzione  motoria, il linguaggio o la sfera cognitiva.  La riabilitazione post-Ictus continua quindi a rappresentare  un approccio terapeutico indispensabile per migliorare  gli esiti nel Paziente colpito da Ictus e restituirgli la maggiore autonomia possibile, anche per evitare complicanze  secondarie dovute alla immobilità.  L’efficacia della riabilitazione in seguito ad Ictus è sostenuta  anche da importanti basi biologiche. La riabilitazione  è, infatti, in grado di stimolare la cosiddetta  plasticità neuronale, ovvero la capacità delle aree cerebrali  non colpite dall’Ictus di compensare le zone danneggiate,  favorendo il recupero delle funzioni perse. In  queste attività intervengono molte vie molecolari che  oggi vengono identificate, tra le quali il Brain Derived  Neurotrophic Factor, che sta emergendo come il fattore  centrale della neuroplasticità durante la riabilitazione  post-Ictus. Inoltre, alcune moderne tecniche di Risonanza  Magnetica, come il DTI – Diffusion Tensor Imaging,  rappresentano uno strumento utile alla predizione  del recupero motorio a seguito della riabilitazione  post-Ictus.

Al di là delle innovative strumentazioni esistono delle  fasi fondamentali per il recupero, quali l’inizio molto  precoce, già a partire dai primi giorni dopo l’Ictus, di attività  riabilitative condotte da personale qualificato, la  loro prosecuzione continuativa, le tecniche ed il grado  di intensità ritagliati sul singolo caso, il coinvolgimento  della famiglia e del caregiver nel praticare attivamente  gli esercizi fisici e nella gestione del Paziente nella vita  di tutti i giorni.

Quello che manca in Italia è un protocollo uniforme da  seguire proprio perché la riabilitazione dovrebbe iniziare  dalla fase di ricovero per poi proseguire in modo  continuativo, senza interruzioni e senza rigide limitazioni  temporali in Strutture idonee e nei distretti sanitari  territoriali.

 

La Giornata Mondiale contro l’Ictus 

Lo scorso 28 ottobre si è celebrata la XIII edizione della  Giornata Mondiale contro l’Ictus, iniziativa promossa a  livello internazionale dalla World Stroke Organization  (WSO). La Federazione A.L.I.Ce Italia Onlus ha deciso di  puntare l’attenzione sul tema della riabilitazione post-  Ictus, aspetto fondamentale che spesso, in Italia, viene  applicato in modo disorganizzato e frammentario, con  gravi ricadute per il Paziente e le famiglie.

Tratto da  Elisir di Salute (copyright)  

il punto di vista di medici e ricercatori  

gennaio/febbraio 2018

 

Prof. Domenico Inzitari

Professore Ordinario di Neurologia

Dipartimento di Neuroscienze

Università degli Studi di Firenze

Presidente Comitato Tecnico Scientifico

A.L.I.Ce Italia Onlus


Elisir di Salute • gennaio-febbraio 2018