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home » novembre-dicembre 2017 » Elisir di Salute – Novembre Dicembre 2017

Più salute per la donna

Affidarsi alla prevenzione è il primo passo per ridurre il rischio di sviluppare malattie tumorali o diagnosticarle in fasi molto precoci

Al giorno d’oggi sono molti gli strumenti a nostra disposizione per prevenire le malattie tumorali a carico degli organi femminili e del seno. Bisogna però, innanzitutto, distinguere la prevenzione primaria, che comprende tutti quegli interventi e comportamenti (per esempio una dieta adeguata e l’abolizione del fumo di sigaretta) finalizzati a ridurre la probabilità che si verifichi un evento avverso non desiderato, dalla prevenzione secondaria, che si riferisce, invece, alla diagnosi precoce di malattie che sono ancora in fase asintomatica con lo scopo di ottenerne la guarigione o, comunque, di limitarne la progressione.

 

Le principali malattie nella donna

Anche se rispetto al passato i tassi di sopravvivenza generale sono migliorati, la mortalità associata alle malattie tumorali è purtroppo ancora molto alta. Tra i Tumori femminili, infatti, quello al seno colpisce 1 donna su 8 nell’arco della vita e rappresenta la prima causa di mortalità per cancro nelle donne, con un tasso del 17% di tutti i decessi per causa oncologica del sesso femminile.

Invece il Tumore del collo dell’utero rappresenta, nei Paesi in via di sviluppo, la seconda causa di morte per cancro, mentre nel mondo occidentale, a conferma dell’importanza della prevenzione secondaria, il numero dei casi e quello dei decessi continuano a diminuire grazie soprattutto all’introduzione del Pap test, uno strumento di diagnosi precoce molto efficace. In Italia si manifestano circa 3.500 nuovi casi all’anno, mentre una donna su 10.000 riceve una diagnosi di Tumore della cervice uterina in forma avanzata, ma le probabilità di decesso sono inferiori all’1%.

Tra i tumori femminili più comuni vi sono il Tumore dell’ovaio, dell’endometrio, del collo dell’utero e, appunto, il Tumore mammario. Tutti questi tumori hanno epidemiologia, cause e storia naturale differenti. La sfida della Medicina di oggi è cercare di diagnosticare i tumori in fase iniziale (prevenzione secondaria), poiché se è vero che tra le cause scatenanti vi sono fattori controllabili come una corretta alimentazione, l’abolizione del fumo di sigaretta o la lotta all’inquinamento (prevenzione primaria), ve ne sono altri come l’età o l’ereditarietà che risultano incontrollabili. Un metodo utile per fare prevenzione secondaria deve essere idealmente poco costoso, facile da usare e disponibile ovunque, come lo è, per esempio, il Pap test.

 

Il Tumore dell’ovaio

Si manifesta più frequentemente tra i 55 e i 65 anni e, nonostante rappresenti il 3% di tutti i tumori nel sesso femminile, risulta essere quello con la mortalità più alta a causa della sua diagnosi tardiva. È un tumore che ha le caratteristiche di un “killer silente” proprio a causa dell’assenza di sintomi specifici e la comparsa di segni e sintomi vaghi, come ad esempio tensione addominale e senso di gonfiore, che si manifestano solo in fase tardiva della malattia.

Una percentuale molto alta di tali tumori, si stima il 5-15% di essi, sono causati dalla mutazione genetica nei geni BRCA 1 e 2, conosciuta anche come mutazione Jolie (dal nome dell’attrice hollywoodiana che ha deciso di farsi asportare le ovaie per prevenire l’insorgenza del tumore). Questa mutazione, inoltre, è associata ad un aumento del rischio di Tumore al seno. Le Pazienti con mutazione del gene BRCA 1 e 2 possono trovare beneficio dall’asportazione delle ovaie e delle salpingi una volta completato il percorso riproduttivo. È stato dimostrato che questo tipo di intervento diminuisce il rischio di Tumore ovarico del 90% e di Tumore al seno del 50%.

Le donne con familiarità per Tumore ovarico e/o mammario dovrebbero pertanto rivolgersi al proprio Medico curante o al Ginecologo in modo da stabilire il corretto percorso da seguire. Numerose sono infatti le opzioni per quanto riguarda i mezzi di prevenzione sia primaria che secondaria.

Tra i molteplici benefici associati all’uso della pillola estro-progestinica vi è l’importante ruolo protettivo nei confronti del Tumore dell’ovaio (in base alla durata di assunzione della pillola contraccettiva, la riduzione dell’insorgenza di questo tumore può variare dal 30% al 65%) e dell’endometrio, a costo di unaumento del rischio di Tumore al seno e della cervice, ritenuto comunque accettabile in termini di rischio/beneficio. È stato dimostrato, inoltre, che la protezione si mantiene per 10-15 anni dopo la sospensione della contraccezione ormonale.

 

Se si ammala l’endometrio

Il Tumore dell’endometrio si posiziona al sesto posto tra i tumori più frequentemente diagnosticati alle donne, con un’incidenza in Italia di 8.200 nuovi casi all’anno.

È un tumore che colpisce principalmente le donne anziane e risulta piuttosto raro prima dei 50 anni. Tra i fattori di rischio, i più importanti sono l’Obesità, l’uso di farmaci come il tamoxifene (farmaco ad azione antitumorale) o gli estrogeni in menopausa, l’assenza di gravidanza e tutti i fattori che vanno ad ampliare la finestra fertile della donna, come la comparsa precoce del primo ciclo mestruale e la menopausa tardiva. Ad oggi non esiste un test di screening specifico, pertanto l’unico strumento di prevenzione è rappresentato dalla combinazione di una corretta alimentazione, uno stile di vita sano e visite ginecologiche regolari. Pertanto le donne in premenopausa con importanti alterazioni mestruali e soprattutto quelle in menopausa con perdite ematiche dovrebbero fare particolare attenzione e rivolgersi al Ginecologo.

 

Tumore al seno, la prevenzione comincia da noi

Nonostante il costante aumento dei casi di Tumore al seno, la mortalità è diminuita sensibilmente grazie ai continui progressi della Medicina e al miglioramento dei mezzi di screening. Il Tumore al seno rimane però il cancro più frequente nel sesso femminile. Tra i fattori che possono influenzare l’insorgenza del Tumore al seno, quelli che risultano protettivi sono: una finestra fertile breve (comparsa tardiva del primo ciclo mestruale e menopausa precoce), una gravidanza in giovanissima età e l’allattamento al seno per oltre un anno.

Gli strumenti di prevenzione a disposizione della donna sono l’Autopalpazione del seno e la Mammografia. La prima va insegnata alle donne a partire già dalla giovane età e va eseguita con regolarità ogni mese; la seconda, a cadenza biennale, viene offerta come screening a partire dai 50 anni d’età o in casi selezionati anche prima. In tutte le fasi della vita della donna resta comunque importante il controllo regolare del seno autonomamente e presso il proprio Medico curante o Ginecologo, che in caso di dubbi potrà richiedere una visita senologica specialistica o altri esami di approfondimento.

Occorre non dimenticare il ruolo di altre tecniche diagnostiche che possono essere annoverate tra gli strumenti di prevenzione secondaria come la Risonanza magnetica, la PEM (PET specifica per le mammelle) e un nuovo esame già definito il “Pap test del seno” (chesua successiva raccolta) richiesti dallo Specialista in casi particolari.

 

Il Tumore del collo dell’utero

Il programma di screening attuato per prevenire il Tumore del collo dell’utero rappresenta forse il miglior esempio che una corretta prevenzione può salvare la vita della Paziente. L’introduzione del Pap test ha infatti ridotto l’incidenza e la mortalità per Cancro della cervice uterina nei Paesi occidentali, al contrario di quanto avviene nei Paesi in via di sviluppo dove la mortalità per tale malattia resta molto elevata. Basti pensare che nel nostro Paese, tra il 1930 ed il 1970 questo tumore rappresentava la principale causa di morte ma, dall’introduzione del Pap test, si è avuta una riduzione della mortalità superiore al 50%. Tra i fattori di rischio per lo sviluppo di tale tumore vi sono l’infezione da HPV, cioè il Papillomavirus umano (soprattutto i tipi 16 e 18), il primo rapporto sessuale in giovane età, i partners multipli, il numero di gravidanze, l’uso prolungato della pillola contraccettiva nella donna positiva al test del Papillomavirus umano (HPV), il fumo di sigaretta e le condizioni immunologiche (immunodepressione) e genetiche.

 

Prevenzione con Pap test e HPV test

Esistono circa 120 tipi di virus HPV, ma solo 12 sono considerati ad alto rischio per causare il Tumore del collo dell’utero. L’infezione persistente può nel tempo causare l’insorgenza di lesioni pre-invasive e successivamente di Tumore cervicale. È proprio in questa finestra di tempo che i test di screening attualmente a nostra disposizione assumono il loro ruolo fondamentale di strumento di prevenzione.

Il Piano Nazionale di Prevenzione prevede che entro il 2018 si passi dal Pap test all’HPV test per lo screening primario. Il Pap test, tuttavia, rimarrà lo strumento di screening per le ragazze dai 25 ai 34 (o 30) anni e si continuerà ad eseguirlo ogni 3 anni, mentre dai 35 (o 30) ai 64 anni le donne saranno invitate a fare l’HPV test ogni 5 anni. Quest’ultimo è un esame molecolare di laboratorio che consente di rilevare la presenza dell’HPV mediante l’individuazione del DNA dei Papillomavirus ad alto rischio. In caso di positività del test la donna è invitata ad eseguire un Pap test (definito di triage) per valutare le alterazioni provocate dal virus a livello della cervice uterina. Se a sua volta il Pap test risultasse positivo la donna sarebbe invitata ad eseguire un ulteriore esame di approfondimento, cioè la Colposcopia.

 

Protette con il vaccino anti-Papillomavirus

Sempre nell’ambito delle campagne di prevenzione è utile ricordare che da alcuni anni è disponibile il vaccino anti-Papillomavirus, ad oggi dimostrato essere efficace anche nella prevenzione dei tumori HPV-correlati nel sesso maschile.

Esistono in commercio tre tipi di vaccino: bivalente, quadrivalente e nonovalente. Si stima che il più recente vaccino anti-Papillomavirus nonovalente, protettivo nei confronti dei ceppi più pericolosi, abbia un potenziale di prevenzione del 90% per il Tumore del collo dell’utero, del 75-85% per le lesioni precancerose, dell’85-90% per il Cancro della vulva, dell’80- 85% per il Tumore della vagina, del 90-95% per il Tumore dell’ano e del 90% dei condilomi genitali.

L’età ideale per la vaccinazione è fra i 9 e 14 anni: in Italia la strategia scelta prevede una vaccinazione con somministrazione di 2 dosi fino ai 14 anni; di 3 dosi dopo i 14 anni.

 

Tratto da  Elisir di Salute (copyright)  

 il punto di vista di medici e ricercatori  

novembre/dicembre 2017  

Dott. Giovanni D’Ippolito

Specialista in Ginecologia e Ostetricia

Ospedale di Scandiano (RE)

AUSL Reggio Emilia, Divisione di Ostetricia e Ginecologia


Elisir di Salute • novembre-dicembre 2017