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home » novembre-dicembre 2017 » Elisir di Salute – Novembre Dicembre 2017

Prostata ingrossata, che fare?

Oltre alla terapia farmacologica, anche la Fitoterapia può aiutare nella risoluzione dell’Ipertrofia Prostatica Benigna

La prostata è una ghiandola dell’apparato genitale maschile, la cui funzione principale è quella di produrre il liquido prostatico, uno dei costituenti del liquido seminale, che contiene gli elementi necessari a nutrire e veicolare gli spermatozoi. L’uretra è il condotto che porta l’urina dalla vescica all’esterno e, nell’uomo, è anche il condotto con cui il liquido seminale viene convogliato all’esterno.

 

L’Ipertrofia Prostatica Benigna

Tra le malattie che riguardano la prostata, la più diffusa è sicuramente l’Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB), caratterizzata dall’ingrossamento della parte interna di questa ghiandola. Si tratta di una condizione benigna, tuttavia la crescita eccessiva di tessuto prostatico può comprimere e distorcere l’uretra causando ostruzione al passaggio dell’urina. Come conseguenza le pareti della vescica vanno incontro ad un processo di ipertrofia nel tentativo di vincere le resistenze esercitate dalla prostata. Con il tempo, la vescica si può indebolire, perdere la capacità di contrarsi e di svuotarsi, e contenere quindi urina residua dopo ogni atto minzionale. L’ostruzione progressiva del deflusso di urina e lo svuotamento incompleto della vescica causano stasi e predispongono all’insorgenza di complicanze quali Infezioni urinarie, presenza di sangue nelle urine, formazione di calcoli e di diverticoli vescicali, Ritenzione urinaria acuta.

L’Ipertrofia Prostatica Benigna è poco frequente negli uomini al di sotto di 40 anni di età, mentre si stima che il 50% degli uomini di 50 anni sviluppi disturbi legati alla minzione provocati da questa malattia, e l’incidenza aumenta del 10% all’anno sino a raggiungere un 80% negli uomini tra i 70 e gli 80 anni.

 

Attenzione ai sintomi

L’Ipertrofia Prostatica Benigna produce due principali tipi di sintomi; i primi sono definiti “ostruttivi”, sono cioè riconducibili dal fatto che l’ingrossamento della prostata viene percepito come riempimento vescicale, e sono:

La seconda tipologia di sintomi è invece definita “irritativa” ed è dovuta all’ostruzione meccanica esercitata dalla prostata alla fuoriuscita dell’urina:

È importante dire che le dimensioni della prostata non sono correlate alla gravità dei sintomi.

 

Quali sono le cause?

Le cause di questa malattia sono ancora oggetto di studio, ma si ritiene che l’alterazione dell’equilibrio ormonale, nel rapporto tra androgeni ed estrogeni, favorito dall’avanzare dell’età, associato alla sensibilità della prostata alla loro azione, sia il fattore maggiormente coinvolto.

È stato inoltre ipotizzato che anche i fattori ereditari possano avere un ruolo nello sviluppo della Ipertrofia Prostatica Benigna. Inoltre, tra le teorie proposte in passato per spiegare le cause della malattia le più accreditate sono: l’alterazione del metabolismo ormonale, l’Infiammazione cronica della prostata e la Sindrome Metabolica.

 

Il ruolo degli ormoni e dell’Infiammazione cronica

Per quanto riguarda l’assetto ormonale, i principali responsabili sono il diidrotestosterone (DHT) e gli estrogeni. Il DHT è un metabolita del testosterone ed è un potente mediatore della crescita della prostata. Il DHT viene sintetizzato nella prostata a partire dal testosterone presente in circolo, e questa sintesi è mediata da un enzima che prende il nome di 5α-reduttasi. Una volta sintetizzato, il DHT giunge alle cellule epiteliali e stimola la trascrizione dei fattori di crescita delle cellule prostatiche.

Esiste inoltre una notevole evidenza sul fatto che gli estrogeni giocano un ruolo nell’insorgenza dell’Ipertrofia Prostatica Benigna; ciò è basato sul fatto che la malattia si verifica in uomini con elevati livelli di estrogeni e ridotti livelli di testosterone libero.

Anche l’Infiammazione cronica della prostata riveste un ruolo determinante nell’insorgenza dell’Ipertrofia Prostatica Benigna. Sappiamo, infatti, che in condizioni normali il numero delle cellule immunitarie nel tessuto prostatico è piuttosto limitato, mentre in presenza di Ipertrofia si può osservare un accumulo diffuso di linfociti T e B (cellule che avviano le risposte immunitarie) e di macrofagi (cellule immunitarie che rivestono il ruolo di “spazzini” del corpo umano).

 

Sindrome metabolica, un fattore di rischio

Infine, si è potuto recentemente dimostrare una correlazione tra l’Ipertrofia Prostatica Benigna e la Sindrome Metabolica, che è la combinazione di diverse anomalie metaboliche quali ad esempio l’Obesità, l’Ipertensione arteriosa e l’Insulino-resistenza. Queste tre particolari condizioni rappresenterebbero dei fattori di rischio per l’Ipertrofia Prostatica Benigna e, più nello specifico, gli elevati livelli di insulina determinerebbero uno stimolo proliferativo per le cellule prostatiche.

 

La terapia farmacologica

Nei Pazienti affetti da Ipertrofia Prostatica Benigna la terapia farmacologica risulta indispensabile al fine di evitare la progressione, lenta ma inarrestabile, dei sintomi e per prevenire le complicanze. Le principali classi di farmaci utilizzate sono rappresentate dagli inibitori della 5-alfa-reduttasi, gli alfa-litici, i fitoterapici e, in misura limitata, dagli inibitori delle fosfodiesterasi. I primi sono inibitori specifici della 5-alfa reduttasi, l’enzima coinvolto nella metabolizzazione del testosterone in diidrotestosterone. L’effetto di questi farmaci antiandrogeni (che prevengono o inibiscono gli effetti degli ormoni sessuali maschili) sulla prostata è sorprendente: riduce notevolmente il contenuto di DHT e conseguentemente il volume della prostata. I farmaci antiandrogeni sono da preferire soprattutto nei casi in cui la prostata è particolarmente voluminosa.

La seconda classe è rappresentata dai farmaci alfa-bloccanti, che sono largamente impiegati per la cura dell’Ipertrofia Prostatica poiché agiscono rilassando la muscolatura liscia, inducendo un miglioramento significativo del flusso urinario e riducendo i sintomi da ostruzione. La sintomatologia migliora in breve tempo dall’inizio della terapia. A volte il ricorso alla singola terapia può non essere sufficiente a migliorare la sintomatologia; in questi casi una terapia di associazione può prevedere entrambe le suddette classi di farmaci, al fine di migliorare sintomi, flusso urinario e qualità della vita.

Sono inoltre previste combinazioni di farmaci contenenti alfa-bloccanti e un’altra categoria di farmaci, gli antimuscarinici; questi ultimi agiscono rilassando la muscolatura della vescica e risolvendo l’urgenza minzionale. Vi è ancora una classe di farmaci usualmente prescritta per le Disfunzioni erettili. Si tratta degli inibitori della 5-fosfodiesterasi, in grado di ridurre i sintomi a carico del tratto urinario inferiore rilassandone la muscolatura liscia.

 

Un aiuto dalla Serenoa repens…

Nonostante le linee guida internazionali non comprendano specifiche raccomandazioni a causa della eterogeneità dei diversi prodotti, di un quadro normativo limitato e dei limiti metodologici degli studi pubblicati, l’uso della Fitoterapia nel trattamento dell’Ipertrofia Prostatica Benigna è diventato sempre più diffuso. Dati sperimentali hanno suggerito numerosi possibili meccanismi di azione per gli agenti fitoterapici che possiedono capacità antinfiammatorie e simil-ormonali, inibiscono i fattori di crescita che stimolano la proliferazione delle cellule prostatiche e neutralizzano i radicali liberi. In ambito urologico da molti anni è stato dimostrato grande interesse nei confronti di un estratto di bacca di palma nana americana, presente in molte zone del Sud-Est degli USA, la Serenoa repens. Il suo principale meccanismo d’azione è ancora incerto, ma si pensa che l’efficacia di questa sostanza derivi dalle sue proprietà antiandrogenica, antiproliferativa e antinfiammatoria.

L’efficacia della Serenoa repens nel trattamento dei sintomi in Pazienti affetti da Ipertrofia Prostatica Benigna è stata valutata da numerosi studi e i più recenti hanno valutato la terapia di combinazione tra l’estratto di Serenoa repens ed altri agenti farmacologici.

Anche un Gruppo di Autori italiani ha pubblicato, nel 2014, i risultati dello studio “PROCOMB” con l’obiettivo di valutare l’efficacia e la tollerabilità della terapia di combinazione con Serenoa repens, licopene, selenio e tamsulosina (farmaco utilizzato per il trattamento dei sintomi dell’Ipertrofia Prostatica Benigna) rispetto alle singole monoterapie in questi Pazienti.

Il licopene, oltre a possedere proprietà chemio-preventive, grazie al suo potere antiossidante, potrebbe intervenire sul processo di rimodellamento e proliferazione cellulare del tessuto prostatico benigno. Lo studio ha dimostrato che, dopo un anno di trattamento, la terapia di combinazione è più efficace rispetto alle singole terapie nel ridurre la sintomatologia urinaria.

… e da altre piante medicinali Altri lavori hanno invece studiato il Pygeum africanum (Prunus africana) e il suo utilizzo nel trattamento dell’Ipertrofia Prostatica Benigna. Il Pygeum Africanum è un albero sempreverde e i suoi principi attivi si estraggono dalla corteccia. Queste sostanze possiedono attività antinfiammatoria, anti-edematosa e ipocolesterolemizzante. L’Urtica dioica, più comunemente detta Ortica pungente o semplicemente Ortica, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Urticaceae.

È originaria dell’Europa, dell’Asia, del nord dell’Africa e dell’America settentrionale. Alcuni studi clinici hanno valutato l’effetto dell’estratto di radice dell’Urtica dioica sui sintomi del basso tratto urinario correlati con l’Ipertrofia Prostatica Benigna, dimostrando un miglioramento della sintomatologia rispetto ai Pazienti a cui viene somministrato il placebo.

Infine, ricordiamo la Cucurbita pepo, nota anche come Zucca o Dubba, appartiene alla famiglia delle Cucurbitaceae. È una pianta erbacea annuale originaria dell’America centro-meridionale, ma diffusa e coltivata ovunque nel mondo. Le proprietà bioattive delle Zucche sono state scarsamente studiate, tuttavia secondo recenti studi sembrerebbe che i semi di Zucca abbiano un effetto antinfiammatorio e antiandrogeno riducendo il volume prostatico e l’attività della parete muscolare della vescica.

 

Tratto da  Elisir di Salute (copyright)  

 il punto di vista di medici e ricercatori  

novembre/dicembre 2017  

 

Prof. Giuseppe Morgia

Clinica Urologica, Università degli studi di Catania

SIU (Società Italiana di Urologia)


Elisir di Salute • novembre-dicembre 2017