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Tumore renale, conoscere per prevenire

Essere consapevoli dei possibili fattori di rischio ci aiuta a scegliere stili di vita consapevoli che aiutano a ridurre la probabilità di ammalarsi 

Il Tumore del rene rappresenta il 2-3% di tutte le neoplasie maligne. È il settimo tumore per frequenza con 13.400 nuovi casi stimati nel 2016. Il tipo di tumore renale più frequente (oltre l’85%), di cui parleremo in questo articolo, origina dalle cellule che rivestono i tubuli renali che svolgono la funzione di filtraggio e depurazione del sangue e successiva produzione di urina (funzione uropoietica).

La sua incidenza è più alta nel Nord Est e nel Centro Italia rispetto al Meridione, prevale nel sesso maschile (con un rapporto di 2 a 1 fra maschi e femmine) ed è tipico dell’età adulta.

 

Un po’ di numeri

Gli ultimi dati AIRTUM disponibili, che risalgono al 2013, riportano in un anno 3.422 decessi dovuti a questo tumore, quindi il 2% di tutte le morti attribuibili a tumori maligni, ma la mortalità appare stazionaria.

La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è in aumento di circa il 10% rispetto agli anni ‘90, con un 69% per gli uomini e un 73% per le donne. A 10 anni la sopravvivenza è invece del 59% e del 66% rispettivamente per uomini e donne. La probabilità di continuare a vivere aumenta a mano a mano che ci si allontana dalla diagnosi, con una sopravvivenza dell’87% per gli uomini e del 91% per le donne che sono già sopravvissuti a 5 anni dalla prima diagnosi. Secondo le stime del 2015 vi sono circa 119.000 italiani con una storia pregressa di Tumore renale.

 

I fattori di rischio

Essere consapevoli dei fattori di rischio che si accompagnano all’insorgenza dei tumori aiuta le persone a scegliere stili di vita corretti che contribuiscono a ridurre la probabilità di ammalarsi. Vediamo ora quali sono i fattori di rischio che possono favorire l’insorgenza del Tumore del rene:

 

Il ruolo delle Malattie genetiche

Il Tumore del rene può anche essere conseguenza di anomalie genetiche ereditarie quali la Malattia di Von Hippel Lindau, associata alla mutazione del gene che codifica per la proteina VHL. Si tratta di una malattia ereditaria complessa in cui sono presenti tumori di diversa natura in vari distretti tra cui quello cerebrale e renale. I tumori sono multipli, spesso bilaterali e possono insorgere anche in età giovanile.

Un’altra malattia ereditaria è la Birt-Hogg-Dubé, caratterizzata dalla mutazione di un gene che codifica per la proteina follicolina. Essa è associata a Tumori della pelle, cisti delle vie aeree e Tumori renali.

È bene ricordare che la gestione dei Pazienti con malattie genetiche ereditarie dovrebbe sempre essere condivisa con altri Specialisti in modo da monitorare ed eventualmente trattare anche le altre manifestazioni della malattia stessa.

 

Per una diagnosi più precoce

In epoche passate il Tumore renale era conosciuto come il “Tumore dell’internista”, poiché non dava segni di sé fino alle fasi avanzate della malattia determinando una diagnosi tardiva legata a manifestazioni cliniche come sanguinamento, dolore lombare, dimagrimento e scadimento delle condizioni cliniche generali del Paziente.

Ad oggi la diagnosi del Tumore renale è molto più spesso precoce e non di rado incidentale. Infatti, con l’aumento dell’attenzione per la propria salute e con la diffusione del ricorso a mezzi diagnostici non invasivi come l’Ecografia, capita sempre più frequentemente di scoprire masse tumorali del rene di piccole dimensioni, assolutamente silenti, che consentono di intercettare la malattia in fase precoce permettendo una maggiore tempestività della terapia chirurgica.

 

Gli esami da fare

L’Ecografia, come detto sopra, rappresenta un esame semplice, non invasivo, che è in grado di evidenziare i Tumori o le Cisti renali complicate. L’indagine di secondo livello per la definizione di un Tumore a carico del rene è rappresentata dalla Tomografia Computerizzata con mezzo di contrasto (TC con mezzo di contrasto) o dalla Risonanza Magnetica (RM). Al momento la Tomografia Computerizzata è l’indagine diagnostica che permette la risoluzione migliore con la capacità di caratterizzare, tra il 94 e il 100%, le lesioni anche di piccole dimensioni. Bisogna ricordare però che il mezzo di contrasto non può essere utilizzato in caso di alterazioni importanti della funzionalità renale. In questo caso è possibile avvalersi dell’uso della Risonanza Magnetica. La Tomografia ad Emissione di Positroni (PET) con fluorodesossiglucosio (FDG) non è indicata per la diagnosi di queste forme tumorali.

La stadiazione, che rappresenta un momento assai importante nella diagnosi di un tumore, permette di differenziare quest’ultimo in base alle dimensioni e alla sua estensione alle strutture contigue o ad altri organi a distanza. I Tumori del rene al momento della diagnosi sono per il 55% confinati all’organo, per un 19-23% localmente avanzati, mentre nei restanti casi possono coinvolgere a distanza altri distretti più di frequente il polmone, le ossa, l’encefalo e il fegato.

 

Come intervenire

La Chirurgia rappresenta la terapia di prima scelta per i Tumori del rene, in particolar modo nelle forme localizzate e localmente avanzate, ma trova anche indicazione in casi ben selezionati in cui sono presenti localizzazioni metastatiche. In base alle dimensioni o all’estensione della malattia esistono approcci conservativi come l’Enucleazione (asportazione del tumore che si presenta generalmente rotondeggiante, con attorno una pseudo capsula, ben delimitato dal tessuto sano circostante e pertanto facilmente isolabile e rimuovibile) e la Nefrectomia parziale (asportazione di una porzione renale in cui è compreso il tumore). Di contro, nei tumori più estesi l’approccio è radicale con l’asportazione completa del rene (Nefrectomia totale).

La Chirurgia può essere “open” (a cielo aperto) oppure può avvalersi di tecniche mininvasive quali la Laparoscopica e la Robotica, modalità di intervento eseguite nei Centri accreditati in cui ci si avvale, oltre che di presidi altamente tecnologici, anche della grande esperienza in termini di alti volumi operatori degli Operatori.

Il Tumore renale è resistente ai trattamenti chemioterapici. Nel corso dell’ultimo decennio, sono stati introdotti con risultati incoraggianti per la cura di questi tumori nella fase più avanzata, quella metastatica, nuovi farmaci biologici a “bersaglio molecolare” che interferiscono in specifiche e selettive vie metaboliche che contrastano la crescita tumorale per esempio inibendo la neoformazione dei vasi sanguigni che nutrono il Tumore.

 

Tratto da  Elisir di Salute (copyright) 

il punto di vista di medici e ricercatori 

luglio/agosto 2017

Dott.ssa Donata Villari

Ricercatore

Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica Università degli Studi di Firenze

SIU (Società Italiana di Urologia)


Elisir di Salute • luglio-agosto 2017