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home » settembre-ottobre 2018 » Elisir di Salute – Settembre Ottobre 2018

Bruciore di stomaco, dalle cause ai rimedi

È possibile migliorare i sintomi del Reflusso gastroesofageo ricorrendo a specifiche cure ma anche attraverso la correzione di stile di vita e abitudini alimentari

Per il Medico di Medicina Generale la Malattia da Reflusso Gastroesofageo è una vera e propria sfida clinica, sia perché per il 90% dei casi è diagnosticabile nei nostri studi sia perché la variabilità della percezione dei sintomi si tramuta in un’ampia varietà di sintomi e segni clinici che il Medico deve saper inquadrare. Una patologia che risulta sempre più diffusa, colpisce circa 1 persona su 3 a partire dai 40-45 anni; ugualmente rappresentata in entrambi i sessi, ha una maggiore incidenza nei Paesi occidentali dove interessa il 40% della popolazione, in genere affetta anche da Obesità.

 

Come riconoscerlo

Chi ne è colpito, descrive il Reflusso gastroesofageo come un senso di fastidio alla gola, come se si fosse fermato del catarro che lo costringe spesso ad una continua deglutizione e gli provoca quasi sempre tosse secca e stizzosa, soprattutto di notte; sensazione di gonfiore allo stomaco con nausea ed eruttazioni; qualche volta cambiamenti nel tono della voce con disfonia e raucedine, accessi asmatici ma anche dolori al petto che costringono il Paziente a fare ricorso al Pronto Soccorso perché viene percepito come un inizio di Infarto. Si tratta in realtà del “bruciore” di stomaco avvertito in sede retrosternale (in corrispondenza del Cardias, la regione anatomica di congiunzione tra esofago e stomaco, la cui disfunzione è alla base del fenomeno) che, insieme al “rigurgito” (la risalita del materiale acido lungo l’esofago) e alla sensazione di “acidità di stomaco”, rappresenta uno dei sintomi principali della Malattia da Reflusso Gastroesofageo.

 

Perché si manifesta

Il Reflusso è un fenomeno molto comune di risalita dei succhi gastrici lungo l’esofago, quel tubicino di circa 25-30 cm che collega la bocca con lo stomaco.

Il cibo, dopo una prima sommaria digestione in bocca, passa nello stomaco attraversando l’esofago che fisiologicamente ostacola la risalita dei succhi gastrici chiudendo una valvola muscolare, chiamata Sfintere Esofageo Inferiore o Cardias.

Il Reflusso, con il concorso favorevole di Ernia iatale (erniazione dello stomaco attraverso il diaframma), fumo di sigaretta, alcol, asma, assunzione di alcuni alimenti (come bevande gassate, cioccolato, cibi fritti e grassi), continue flessioni del tronco e del capo in avanti (segno dell’allacciamento delle scarpe), ma anche dello stress psico-fisico e di alcuni farmaci (come FANS, aspirina, cortisonici), può evolvere verso una malattia vera e propria quando i segni e i sintomi diventano “fastidiosi”, ricorrendo con cadenza settimanale.

 

L’approccio “Patient oriented”

La malattia si manifesta in modo variabile e con una differente percezione dei sintomi principali (rigurgito e bruciore retrosternale) nella loro intensità e frequenza, il che porta il Paziente ad avere atteggiamenti diversificati sia nell’iniziale “autogestione” dei disturbi che nel far ricorso alle cure del proprio Medico che, viceversa, è la persona più in grado di porre diagnosi clinica nell’ambito della pratica medica cosiddetta “Patient oriented” (“orientato al Paziente”), dando una giusta valutazione a intensità, gravità e severità dei disturbi e alle preoccupazioni del Paziente per malattie più gravi (dall’Infarto al tumore). Questo tipo di approccio, basato sulla raccolta delle informazioni direttamente dalla voce del Paziente e su alcuni importanti segni clinici, permette di fare diagnosi, impostare una adeguata terapia e la necessaria correzione dello stile di vita e delle abitudini alimentari, evitando il ricorso inappropriato a strumenti diagnostici invasivi (come l’Esofagogastroduodenoscopia, la pHmetria, ecc) da riservare ai casi resistenti alla terapia stessa o nel dubbio clinico relativo a complicanze.

 

Possibili conseguenze

Nei due casi appena citati, l’indagine endoscopica ci permette di distinguere le due forme principali di Reflusso gastroesofageo: quella che riguarda il 75% dei casi senza segni di erosione della mucosa esofagea (Non Erosive Reflux Disease, NERD) dal restante 25% rappresentato dalla Erosive Reflux Disease (ERD), cioè una Esofagite erosiva nelle sue varie forme che si aggravano progressivamente fino a Stenosi (restringimenti) severe, Esofago di Barrett (per fortuna molto raro) e Tumore.

I primi a non pensare o a non credere a queste evenienze sono proprio i Pazienti perché non si spiegano come piccole quantità di succhi gastrici refluite all’indietro nell’esofago possano causare danni e complicazioni così importanti. La risposta sta nel fatto che mentre la mucosa di rivestimento dello stomaco sopporta l’acidità (pH di circa 4,5) dei suoi succhi necessari per la digestione del cibo (ma anche per l’assorbimento di tanti farmaci che devono essere assunti a digiuno), quella dell’esofago, con il suo pH basico, subisce infiammazioni, erosioni, ulcerazioni sino alla trasformazione della muscosa stessa (Metaplasia intestinale), primo passo verso l’Esofago di Barret e il Cancro.

 

Come intervenire

I casi lievi il più delle volte vengono gestiti dal Paziente stesso ricorrendo all’automedicazione (self care) con procinetici, antiacidi, alginati e, con l’aiuto del farmacista di comunità adeguatamente addestrato, fino ai PPI OTC per soggetti di età inferiore ai 55 anni e per non più di 2 settimane.

Se rigurgito, bruciore di stomaco e acidità persistono, il Paziente deve recarsi dal proprio Medico di fiducia che, dopo aver diagnosticato il Reflusso gastroesofageo, imposterà un’adeguata e personalizzata terapia con i farmaci PPI, iniziando con dosi massive e decrescendo via via che la sensazione di “fastidio” dei sintomi va scemando, fino alla dose minima efficace che assicura una buona qualità della vita. In caso di fallimento terapeutico, occorre rivolgersi al Gastroenterologo che, attraverso indagini di secondo livello piuttosto invasive, eseguirà un inquadramento clinico e strumentale della malattia proponendo strategie terapeutiche.

 

Alcuni semplici accorgimenti

Per quanto riguarda la dieta, è opportuno evitare gli alimenti irritanti la mucosa gastrica, come alcol, bevande gassate, cioccolato, cibi grassi, fritti e speziati. Nel corso della giornata occorre consumare piccoli pasti e ripetuti, evitando le abbuffate. La sera è consigliabile andare a letto non prima di due ore da una cena leggera e non senza aver alzato la testiera del letto con un paio di cuscini. Occorre inoltre evitare di dormire sul fianco destro o completamente distesi poiché aumenterebbe il Reflusso. Per ultimo, ma non per importanza, il fumo di sigaretta va assolutamente evitato.

 

Tratto da  Elisir di Salute (copyright)  

 il punto di vista di medici e ricercatori  

settembre/ottobre 2018

Dott. Fernando Perrone

Federazione Italiana Medici di Medicina Generale  


Elisir di Salute • settembre-ottobre 2018