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Mal di testa, un aiuto dall’Agopuntura

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column][vc_custom_heading text="Mal di testa, un aiuto dall’Agopuntura" use_theme_fonts="yes"][vc_empty_space][vc_column_text]

Le più recenti ricerche confermano che l’Agopuntura rappresenta una valida ed efficace terapia per Cefalea tensiva ed Emicrania 

Benché nella popolazione adulta si possano ritrovare circa 150 tipi di “mal di testa”, in realtà la Cefalea di tipo tensivo e l’Emicrania rappresentano da sole il 90% di tutti i casi che arrivano all’osservazione del Medico, in quanto sono frequentissime. Queste due patologie vengono definite Cefalee primarie, poiché non hanno una causa particolare che le scatena ma sono vere e proprie malattie a se stanti.

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column][vc_custom_heading text="Allergia oppure intolleranza" use_theme_fonts="yes"][vc_empty_space][vc_column_text]

Sono modalità differenti dell’organismo di reagire a sostanze estranee, cerchiamo di capire quali sono i fattori scatenanti, e come distinguerle e affrontarle  

L’Allergia e l’Intolleranza alimentare sono due patologie molto diverse tra loro, spesso confuse, probabilmente a causa di alcuni sintomi comuni. Sono disturbi attualmente molto diffusi, ma prima di capire il perché di questa rapida diffusione, va fatta una grossa distinzione tra i due termini, Allergia e Intolleranza, poiché indicano due modalità differenti dell’organismo di reagire a sostanze estranee. 

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column][vc_custom_heading text="Respirazione difficile, quale prevenzione?" use_theme_fonts="yes"][vc_empty_space][vc_column_text]

Una respirazione limitata produce inevitabili conseguenze sul nostro benessere psicofisico, è pertanto fondamentale prevenirne le cause

Se esiste, fra le tante possibili, una malattia che induce sofferenza ed ansia nel Paziente, questa è certamente la difficoltà respiratoria. La “fame d’aria”, il gesto inconscio di respirare che diventa sforzo cosciente, la sensazione che il respiro sia difficoltoso e diventi anche impossibile, rappresenta un evento che segna profondamente la qualità di vita del Paziente.

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column][vc_custom_heading text="Sommario Marzo Aprile 2017" use_theme_fonts="yes"][vc_empty_space][vc_column_text] Clicchi qui per aprire il sommario del numero di Marzo-Aprile 2017 in versione PDF. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]Elisir di Salute • marzo-aprile 2017 [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]...

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column][vc_custom_heading text="Sovrappeso, se lo conosci lo eviti" use_theme_fonts="yes"][vc_empty_space][vc_column_text] Determinare il proprio fabbisogno calorico è indispensabile per impostare un piano alimentare finalizzato a uno stile di vita sano L’alimentazione è un punto chiave per il nostro benessere e rappresenta un efficace indicatore del giusto peso e di uno stile di vita sano. Quando però si verifica uno squilibrio in questo rapporto, l’alimentazione può diventare una vera arma a doppio taglio: nonostante alimentarsi sia necessario e imprescindibile alla nostra sopravvivenza, gli eccessi e gli errori alimentari possono portare a un introito smisurato di calorie e di nutrienti. Ciò può condurre a situazioni di Sovrappeso, Obesità e ad un aumentato rischio di sviluppare malattie metaboliche, come Diabete Mellito del tipo 2 e Sindrome metabolica, condizioni patologiche che purtroppo sono in continuo aumento. D’altro canto, le restrizioni caloriche e le esclusioni alimentari possono portare a stati di malnutrizione, immunocompetenza e disturbi vari, non meno dannosi delle malattie dell’eccesso. È quindi importante trovare l’equilibrio giusto tra la quantità di energia spesa dal nostro organismo e la quantità e qualità degli alimenti che mangiamo. Per questo motivo, è fondamentale introdurre e diffondere il concetto di “fabbisogno calorico” e di “metabolismo”, parole facilmente utilizzate, ma effettivamente poco conosciute. Alimentazione e metabolismo energetico L’essere umano dovrebbe nutrirsi sostanzialmente per soddisfare due necessità basiche: ottenere sostanze essenziali per la crescita e la costruzione dei tessuti, e l’energia utile al mantenimento dei suoi processi fisiologici. Per garantire il buon funzionamento di questi ultimi, l’organismo consuma energia continuamente tramite il metabolismo energetico, anche durante i periodi di digiuno corti o lunghi. Ossia, in termini metabolici, l’organismo umano si trova in una condizione di continuo reciproco scambio energetico con il mondo esterno, regolato dal primo e secondo i principi della Termodinamica. Per metabolismo si intende dunque la somma totale delle attività cellulari che comprendono sia reazioni anaboliche (di costruzione) che cataboliche (di distruzione). Il metabolismo energetico invece si riferisce a tutte le vie che l’organismo può sfruttare per ottenere e utilizzare l’energia risultante dalle reazioni chimiche presenti nei nutrienti che compongono gli alimenti (glucidi, proteine, lipidi e alcol). Che cos’è il fabbisogno calorico Il fabbisogno calorico giornaliero rappresenta quindi la quantità di energia (calorie) di origine alimentare che dobbiamo assumere quotidianamente per far fronte alle funzioni fisiologiche vitali e all’attività lavorativa e fisica in generale; il fabbisogno calorico deve compensare il dispendio energetico durante la giornata. Se le calorie introdotte sono le stesse di quelle consumate, il soggetto manterrà un peso corporeo costante; se invece l’apporto calorico è inferiore o maggiore al fabbisogno energetico giornaliero, si tenderà a dimagrire o a ingrassare. Anche se, in condizioni di normalità, il dispendio energetico basale dell’essere umano varia da 0,8kcal/min a 1,2kcal/min, i valori sono diversi per ogni individuo, visto che viene influenzato da diversi elementi, tra cui il metabolismo basale, il grado di attività fisica, l’effetto termico degli alimenti. Pertanto, per conoscere il fabbisogno energetico totale individuale occorre conoscere fattori quali età, sesso, composizione corporea, assunzione degli alimenti, stato di salute e grado di attività fisica giornaliera. Vediamo ora i tre fattori che influenzano maggiormente il dispendio energetico giornaliero. Il metabolismo basale Il metabolismo basale è responsabile del maggiore dispendio energetico giornaliero (60-75%) e rappresenta la quantità di calorie giornaliere necessarie per garantire il buon funzionamento dei processi fisiologici del corpo quali ad esempio respirazione, circolazione, metabolismo cellulare, attività ghiandolare e controllo della temperatura corporea. Risulta maggiore negli individui che hanno una più alta quantità di massa magra, rispetto a coloro con maggiore quantità di massa grassa. Quindi, solitamente è maggiore negli uomini rispetto alle donne, nei soggetti giovani rispetto agli anziani, così come nell'atleta rispetto a una persona sedentaria. Nell'anziano si può osservare un calo “fisiologico” del metabolismo, in quanto l’invecchiamento generalmente porta ad una perdita della massa muscolare. Una riduzione della massa magra può essere presente anche in caso di diete dimagranti ipocaloriche “fai da te” senza un corretto apporto proteico, che portano il soggetto a ottenere inizialmente un “soddisfacente” e rapido calo del peso che però verrà recuperato subito dopo con gli interessi; questa situazione molto comune tra la popolazione in sovrappeso o colpita da Obesità viene denominata Sindrome dello yo-yo, patologia che provoca il rallentamento del metabolismo. Quindi bisogna stare attenti a non procurarsi disagi metabolici nel tentativo di dimagrire senza consultare un Esperto. L’attività fisica L’attività fisica copre fino al 15-30% del dispendio energetico totale giornaliero, ed è la percentuale che può subire le maggiori variazioni in rapporto al livello più o meno elevato di sforzo fisico e al tempo dedicato alla pratica di un’attività fisica. La pratica sportiva è certamente il modo più efficace per aumentare il dispendio energetico di un individuo. Nelle discipline sportive più faticose, e soprattutto negli sport di lunga durata, la quota del dispendio energetico connessa all'attività fisica può arrivare fino al 50% ed oltre di incremento energetico rispetto al valore riferito ad un tipo di vita moderatamente attivo. L’effetto termico degli alimenti Consiste nell'energia spesa nei processi di digestione, assorbimento, metabolizzazione e nel deposito degli alimenti, e ha una minore influenza sul metabolismo totale. Tale impatto può variare in base alla quantità e alla qualità degli alimenti consumati: ad esempio, il consumo esclusivo di carboidrati e grassi possono aumentarlo di circa il 5%, mentre un’alimentazione esclusivamente proteica può aumentare fino a circa il 25% l’effetto termico degli alimenti. Altri fattori che possono influenzare il dispendio energetico sono la temperatura corporea e l’uso di determinati farmaci. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]Tratto da Elisir di Salute (copyright)  - il punto di vista di medici e ricercatori Novembre/Dicembre 2016 Dott.ssa Flavia Senapeschi Garita Medico Chirurgo Nutrizione clinica e Dietetica Divisione Medicina II – Grave Obesità, Clinica San Luca – Pecetto Socio SIO (Società Italiana Obesità) Socio ANSISA (Associazione Nazionale Specialisti in Scienza dell’Alimentazione) Elisir di Salute  [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]...

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column][vc_custom_heading text="Gola infiammata, che fare?" use_theme_fonts="yes"][vc_empty_space][vc_column_text] Per prevenire la Faringite cronica è opportuno eliminare tutti i fattori predisponenti l’irritazione della gola Caratteristico della stagione autunnale e invernale, il “mal di gola” è un fastidioso disturbo di cui a volte non ci si riesce a liberare, vediamo insieme di cosa si tratta e come affrontarlo, soprattutto se tende a cronicizzare. La faringe è un organo che va dalla base del cranio all’esofago e riveste un ruolo importante sia nella respirazione che nella deglutizione. Qualsiasi sostanza patogena proveniente dall’ambiente esterno può ovviamente danneggiarla provocando le cosiddette Faringiti, cioè infiammazioni della mucosa e della sottomucosa della faringe; mentre le forme acute sono generalmente provocate da virus o da batteri, quelle croniche più frequentemente riconoscono altre cause. Faringite cronica Consiste in una persistente irritazione della gola sotto forma di prurito, disturbi della deglutizione o dolore che si protrae per più di tre mesi. Anche se spesso il Paziente parla di “mal di gola”, in realtà il dolore non sempre è presente. Esistono sostanzialmente tre forme di Faringite cronica: catarrale (o semplice): la mucosa faringea è leggermente arrossata, con follicoli linfatici evidenti, spesso con presenza di muco di consistenza e quantità variabile; ipertrofica: la mucosa faringea è di colore rosso vivo, ispessita e irregolare per la presenza di follicoli linfatici ingrossati e di colore rosso-violaceo (Faringite granulosa); anche in questo caso può essere presente muco; atrofica: la mucosa faringea si presenta assottigliata, secca, liscia, di colorito roseo o rosso, con vasi rilevati e ben visibili; le secrezioni sono ridotte o assenti. Una variante di questa forma è la cosiddetta Sindrome di Terracol in cui la Faringite atrofica si associa ad una Artrosi cervicale con osteofiti (escrescenze di tessuto osseo). Se si infiammano naso e tonsille Le cause che possono portare ad una Faringite cronica non sempre sono ben identificabili e spesso sono molteplici. I fattori più frequentemente chiamati in causa sono la respirazione a bocca aperta, il contatto con sostanze irritanti e le infezioni/ infiammazioni persistenti delle aree anatomiche vicine alla faringe, come naso, seni paranasali e tonsille. Tra queste ultime ricordiamo la Rinosinusite acuta ricorrente (le infezioni del naso o dei seni paranasali possono scendere in faringe), la Rinosinusite cronica (le secrezioni retronasali presenti in questa condizione determinano un’irritazione progressiva della gola) e la Tonsillite cronica, cioè l’infiammazione costante delle tonsille che sono quindi più facilmente soggette alla ricorrenza di infezioni che possono estendersi alla faringe. La respirazione a bocca aperta Come abbiamo detto, anche l’abitudine a respirare a bocca aperta può causare una infiammazione della faringe. Il naso è l’area anatomica in cui l’aria respirata viene preparata per giungere ai polmoni; qui l’aria viene riscaldata, umidificata e depurata. Tutte le condizioni che comportano un difficoltoso passaggio di aria dal naso costringono a respirare a bocca aperta, riducendo o eliminando la funzione del naso e favorendo il passaggio di aria non filtrata in gola. Vediamo quali sono: Rinite allergica, vasomotoria o di altra natura: la mucosa nasale è più gonfia e quindi gli spazi sono più ristretti; inoltre anche nelle forme allergiche intermittenti la mucosa è costantemente infiammata anche nei periodi intercritici (infiammazione minima persistente); questa condizione può peggiorare a causa delle secrezioni retronasali di cui abbiamo parlato poco fa; deviazione del setto nasale: praticamente nessuno ha il setto nasale perfettamente diritto; quando però la deviazione è marcata, soprattutto se si associa ad Ipertrofia dei turbinati, l’ostruzione nasale diventa importante ed è risolvibile solo con un intervento chirurgico; Poliposi nasale: si tratta di una forma di Sinusite relativamente frequente, generalmente caratterizzata da formazioni benigne spesso soggette a recidive. Il trattamento medico di scelta si basa sull’uso di corticosteroidi per via topica nasale o, in alcuni casi, anche per via sistemica. Il trattamento chirurgico al giorno d’oggi è esclusivamente endoscopico. Evitare il contatto con sostanze irritanti Una frequente causa di Faringite cronica è rappresentata anche dall’esposizione a sostanze irritanti, che comprende: inquinamento ambientale: l’aria inquinata, specialmente nelle aree industriali, è una causa comune di Faringite cronica e può essere associata a Congiuntiviti, Bronchiti e peggioramento delle Allergie. Inoltre, condizioni climatiche particolari, come la scarsità di piogge, favoriscono la persistenza nell’aria degli agenti inquinanti aumentando l’intensità della Faringite cronica; aria condizionata: l’uso ormai pressoché costante di questo presidio sia in casa che negli ambienti di lavoro e in auto può favorire le infiammazioni ricorrenti delle vie respiratorie; è quindi necessario che la differenza di temperatura fra l’esterno e l’interno non sia superiore ad alcuni gradi. Spesso la sensazione di calore è generata dall’afa, per cui una riduzione della sola umidità può aiutare a ridurre il fastidio senza provocare i danni di un’aria condizionata troppo intensa; sostanze chimiche: l’inalazione di vapori irritanti (presenti ad esempio nell’ambiente di lavoro o contenuti nei prodotti per la pulizia della casa) favorisce l’insorgenza della Faringite per un’azione diretta o anche a seguito dell’irritazione nasale; fumo di sigaretta: ormai sono a tutti noti i danni determinati dal fumo di sigaretta; vale qui la pena ricordare la pericolosità anche del fumo passivo soprattutto nei confronti dei bambini; alcool: l’eccesso di alcoolici altera le mucose con cui viene a contatto, quindi anche la faringe. È inoltre da rimarcare che l’abuso di alcoolici favorisce lo sviluppo di Tumori del cavo orale e della faringe; il danno aumenta se vi è un contemporaneo utilizzo di altre sostanze irritanti come il fumo di sigaretta; cibi piccanti: anch’essi alterano le mucose con cui vengono a contatto, per cui l’assunzione eccessiva e prolungata di tali alimenti può portare a danni permanenti della faringe; reflusso gastroesofageo: è favorito da alcune condizioni anatomiche (ernia iatale, insufficienza dello sfintere esofageo inferiore) ma anche da alcuni comportamenti alimentari, come ad esempio l’assunzione di alcool, caffè, menta o bevande gassate; russamento: nei russatori il palato molle e l’ugola vibrano in maniera eccessiva durante il sonno potendo così provocare un’infiammazione locale. Inoltre, queste persone respirano generalmente a bocca aperta e questo favorisce l’irritazione della gola. Come si manifesta I sintomi della Faringite cronica sono spesso aspecifici e possono variare sia nella durata che nell’intensità. Tra i sintomi più frequenti ricordiamo un...

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column][vc_empty_space][vc_custom_heading text="Ipertrofia dei turbinanti,quando intervenire" use_theme_fonts="yes"][vc_column_text] Il fattore tempo può condizionare la qualità dell’assistenza e gli esiti di molte Malattie neurologiche acute, limitando sensibilmente i danni al cervello In molte condizioni, il fattore tempo influenza sensibilmente l’evoluzione e l’esito delle Malattie neurologiche. Frequentemente tale condizionamento non è riconosciuto, perché si pensa che il danno del cervello, così come quello delle altre strutture nervose, si realizzi molto rapidamente e sia ineliminabile, rendendo ininfluente il trattamento urgente alla comparsa dei sintomi o l’approccio precoce nelle prime fasi della malattia. Tale convinzione è del tutto infondata perché un intervento tempestivo e qualificato è in grado di ridurre sensibilmente le conseguenze individuali e sociali del danno cerebrale.     L’intervento tempestivo negli eventi acuti…  Una delle condizioni più significative è rappresentata dalle Malattie cerebrovascolari acute. In caso di Ictus ischemico, un trattamento appropriato e tempestivo, realizzato nelle prime 3-4 ore dall’esordio dei sintomi, consente di ridurre mortalità ed esiti dell’evento ischemico. Anche in altre condizioni a esordio acuto, il Neurologo può modificare il decorso clinico se interviene precocemente, riconoscendo la condizione critica e attuando il miglior approccio terapeutico. Tali situazioni possono essere esemplificate nei traumi cranici, nelle perdite improvvise di coscienza, nella Cefalea improvvisa e non abituale, nei disturbi repentini dell’equilibrio, nelle amnesie improvvise, nei deficit visivi o uditivi ad esordio brusco, nelle alterazioni inspiegabili del comportamento nei soggetti senza precedenti psichiatrici, negli stati confusionali e nei disturbi acuti dell’eloquio. In presenza di tali situazioni, è indispensabile che l’intervento del Pronto Soccorso sia arricchito da una valutazione neurologica d’emergenza e da un trattamento appropriato. …e in quelli a lenta evoluzione Il fattore tempo condiziona non soltanto l’intervento urgente ma anche altre situazioni nelle quali l’esordio della sintomatologia avviene in maniera subdola o progressiva. Nel caso di condizioni che non appaiono preoccupanti al loro esordio, è evidente che la diagnosi precoce di alcune Malattie neurologiche consente di attuare provvedimenti in grado di modificarne favorevolmente il decorso; esse riguardano la Sclerosi Multipla, la Malattia di Parkinson, alcune forme di Cefalea, l’Epilessia, le conseguenze tardive dei traumi cranici, alcune forme di Demenza ed altre condizioni degenerative che interessano il cervello. In molte situazioni l’intervento specialistico consente di attuare provvedimenti in grado di limitare l’evoluzione del danno neurologico, far cessare la fenomenologia o regredire la condizione morbosa. Nel caso delle malattie croniche o evolutive nel corso di molti anni, può essere attuato un intervento specialistico con finalità di prevenzione delle complicanze o dell’evoluzione rapidamente peggiorativa. Ad esempio, nel caso della malattie di lunga durata, come le malattie di Alzheimer o di Parkinson o la Sclerosi Multipla, l’intervento neurologico precoce può consentire di individuare i segni più significativi per una corretta prognosi funzionale e quindi “giocare d’anticipo” rispetto ai problemi che verranno. Inoltre, possono essere trattate adeguatamente le complicanze che ricorrono più frequentemente nelle Malattie neurologiche di lunga durata, evitando di aggiungere un carico di sofferenza ai quadri più incisivi nella qualità di vita del Paziente e dei suoi familiari. È inoltre da ricordare che si sta diffondendo la pratica della “palliazione neurologica” indirizzata non solo a preparare il Paziente per la fase finale della sua esistenza, ma anche per contenere il carico di disagio e di sofferenza nei molti anni residui di malattia. Ictus ischemico, un’emergenza tempo-dipendente Vediamo ora più nel dettaglio come affrontare l’insorgenza di Ictus ischemico o cerebrale, una malattia ad esordio acuto che spesso richiede il ricorso a cure di emergenza e che rappresenta un rilevante problema di salute pubblica; rappresenta infatti la prima causa di disabilità, la seconda causa di Demenza e la terza causa di morte nel mondo industrializzato. In Italia vi sono circa 200.000 nuovi Ictus ogni anno e circa 1.000.000 di persone vivono nel nostro Paese con esiti invalidanti della malattia. L’Ictus ischemico in fase acuta rappresenta un’emergenza neurologica tempo-dipendente e la sua gestione richiede una complessa articolazione di programmi e di azioni puntuali capaci di assicurare l’efficienza del processo e l’efficacia della cura. La cabina di regia per la gestione del Paziente con Ictus acuto è la “Stroke Unit”, un reparto di Terapia intensiva dedicato esclusivamente agli Ictus, che ha prodotto forti evidenze scientifiche a supporto del miglioramento dell’esito clinico sia in termini di mortalità che di disabilità residua. La nuova frontiera per la cura dell’Ictus Oggi la migliore terapia per l’Ictus ischemico in fase acuta è la Trombolisi sistemica che consiste nella somministrazione di un farmaco (rtPA) capace di disostruire l’arteria cerebrale occlusa dai trombi, rendendo più agevole il flusso del sangue. Un drastico cambiamento nel trattamento della fase acuta dell’Ictus è avvenuto recentemente, quando l’utilizzo di dispositivi meccanici per via endovascolare, ossia inseriti direttamente all’interno dei vasi sanguigni; questa tecnica, che si chiama Trombectomia meccanica, ha prodotto un marcato miglioramento nell’esito clinico dei Pazienti. Quando intervenire Dai risultati di alcuni studi emergono le indicazioni e le raccomandazioni aggiornate in termini di trattamento della fase acuta dell’Ictus: nei Pazienti con Ictus ischemico nei territori del circolo cerebrale anteriore e accertata occlusione di un grosso vaso, è raccomandato l’uso della Trombectomia meccanica intrarteriosa (utilizzo dei dispositivi meccanici inseriti nei vasi sanguigni) preceduta da un trattamento standard con somministrazione endovena del farmco rtPA. Naturalmente previa valutazione di alcuni criteri, tra cui l’assenza di emorragia, e sempre che la procedura terapeutica sia eseguita in Centri con comprovata esperienza e il più precocemente possibile (entro le 6 ore dall’esordio dei sintomi). Queste opportunità terapeutiche, rappresentate dalla Trombolisi farmacologica sistemica e dalla Trombectomia meccanica, consentono di ridurre sensibilmente la mortalità e la disabilità. La nuova frontiera per la cura dell’Ictus ischemico in fase acuta è quindi la combinazione di queste due terapie. Il ritardo evitabile Nella comunità scientifica è diffuso, nell’ambito delle emergenze tempo-dipendenti, il concetto di “ritardo evitabile” inteso come momento organizzativo alla base dell’esito clinico. Il recupero del ritardo evitabile si fonda sull’efficienza organizzativa del percorso clinico del Paziente con Ictus acuto. In questo scenario, la differenziazione dei percorsi clinici del Paziente con Ictus acuto in relazione alle caratteristiche strutturali, professionali, tecnologiche e organizzative dei Centri ospedalieri facilita le scelte del Clinico e sottolinea l’importanza delle relazioni operative tra Centri nella logica di rete.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no"...

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column][vc_empty_space][vc_custom_heading text="Prevenire l’Osteoporosi" use_theme_fonts="yes"][vc_empty_space][vc_column_text] Una costante attività fisica, una sana alimentazione e un adeguato apporto di vitamina D giocano un ruolo chiave nella prevenzione di questa diffusa malattia L’Osteoporosi è una malattia estremamente diffusa, sia nella popolazione femminile che in quella maschile, che altera in modo sensibile la qualità della vita. L’impatto di tale patologia sulla società è dunque paragonabile alle altre malattie sociali cardiovascolari ed endocrinologiche che negli anni hanno ricevuto certamente più considerazione da parte di chi gestisce le campagne di informazione e prevenzione in ambito pubblico. L’Osteoporosi in Italia costa sette miliardi di euro all’anno tra cure farmacologiche e supporti assistenziali. Si calcola che oltre cinque milioni di persone nel nostro Paese soffrano di questa malattia. Il numero è molto elevato, con un costo sociale e assistenziale altissimo, destinato ad aumentare. Tuttavia l’Osteoporosi rimane una patologia ancora oggi sotto-diagnosticata e sotto-trattata con gravi conseguenze per il Paziente che può incorrere in un evento fratturativo o ancora peggio, ri-fratturativo. Programmi preventivi più efficaci Le conoscenze scientifiche anche più recenti, su alcuni meccanismi fisiopatologici, ci hanno consentito di impostare programmi preventivi mirati certamente più efficaci. Ad esempio, il rapporto tra tessuto osseo e muscolare oggi rappresenta un punto chiave nella prevenzione in quanto sia la somministrazione di vitamina D che l’attività fisica producono inevitabili effetti positivi sul muscolo, ma anche ripercussioni importanti per le nostre ossa. Il nostro patrimonio osseo, che raggiungiamo intorno ai 30 anni, dopo la Menopausa e comunque dopo i 65 anni comincia ad impoverirsi, fino a determinare una perdita di resistenza che può predisporci ad un maggiore rischio di avere una frattura da fragilità. L’allungamento della vita richiede un patrimonio osseo molto più duraturo nel tempo, ma soprattutto più resistente in un contesto sociale che ci richiede di mantenere un ruolo attivo anche oltre i 65 anni. Ossa sane con l’attività fisica… Purtroppo tra i fattori che favoriscono l’Osteoporosi vi sono quelli non modificabili come età, menopausa precoce e familiarità per fratture su cui difficilmente possiamo intervenire. Proprio per questo, l’alimentazione e l’attività fisica che sono invece fattori modificabili, rappresentano un momento importantissimo della prevenzione primaria che deve iniziare quindi sin dalle fasce di età più giovani. L’attività fisica va eseguita sempre in quanto molti studi hanno provato che, anche nelle fasce di età più avanzate, vi è una adattabilità residua del rendimento muscolare e dell’allenamento. Bisogna privilegiare esercizi di contro-resistenza con pesi leggeri e con gli elastici, per almeno tre volte alla settimana. Camminare, correre, ballare, salire le scale, sono tutte attività che fanno bene al tessuto osseo e che migliorano il tono muscolare: questo è molto importante perché un osso con intorno un buon muscolo è più resistente, con una riduzione anche della probabilità di cadere e di fratturarsi. …e attraverso una corretta alimentazione Oltre all'attività fisica, anche l’alimentazione svolge un ruolo fondamentale; durante la crescita stati nutrizionali non corretti sia carenti che in eccesso, agiscono negativamente sullo scheletro compromettendo il nostro piccolo tesoro osseo e predisponendoci ad un maggior rischio di avere una frattura da fragilità in età avanzata. Pertanto, una dieta equilibrata, completa di proteine, fibre, frutta e chiaramente di calcio e vitamina D, è importante per lo stato di salute delle ossa. Un’alimentazione non adeguata e carente in alcuni nutrienti può essere dannosa soprattutto se associata ad una ridotta attività fisica. Il calcio, che è certamente il nutriente più importante, è abbondantemente presente nei latticini, in alcuni tipologie di acque, ma anche nella frutta secca. Nel periodo della crescita bisogna assumere tra 800 e 1.200 mg di calcio al giorno, cioè quanto contiene 1 hg di parmigiano. Fra i 50 e i 55 anni basta 1 g di calcio al giorno, cioè quanto ne contengono 3 hg di rucola. Per la donna in Menopausa sono indispensabili 1.200 mg di calcio al giorno, cioè quanto ne contengono 2 hg di stracchino. Lo yogurt e i formaggi, che sono ricchi anche di probiotici, e le fibre di prebiotici, migliorano l’assorbimento dei sali minerali e delle vitamine con effetti benefici sulle ossa. Un’alimentazione completa deve tenere conto anche di altre vitamine come la K, la B12 e la C, ma anche di un giusto contenuto di fitonutrienti, i metalli che contribuiscono in maniera importante alla salute delle ossa e dell’organismo. Un adeguato apporto di vitamina D La vitamina D è fondamentale per la salute delle donne in tanti momenti della vita. L’Italia è il Paese con la più alta incidenza di ipovitaminosi D: l’80% delle donne anziane è carente di vitamina D, ma anche il 40% delle cinquantenni. Se non trattato in tempo questo stato carenziale può determinare un aumentato rischio di caduta e di frattura. La vitamina D è presente in molti tipi di pesce come l’aringa, il tonno e il salmone. Tuttavia la vera attivazione della vitamina D avviene tramite l’esposizione solare che deve essere di almeno 10-20 minuti al giorno, rivolta soprattutto alle mani e al viso. Il periodo della giornata per esporre il proprio organismo ai raggi solari è certamente nelle ore della tarda mattinata quando i raggi solari sono più perpendicolari alla superficie terrestre. Questa quota di irradiazione solare è sufficiente in tutte le fasce di età e non ha alcun effetto nocivo per la cute. Altri fattori modificabili su cui è necessario intervenire per ridurre il rischio di frattura sono il fumo e l’alcol; in differenti modi questi alterano la qualità dell’osso e favoriscono una condizione di Osteoporosi. La terapia In molte situazioni la sola correzione dello stile di vita non è sufficiente. In Pazienti con una densitometria ossea molto bassa e soprattutto in quelli con una pregressa frattura da fragilità è necessario associare anche dei farmaci anti-fratturativi. In Italia sono attualmente in commercio solo due classi di farmaci: gli antiriassorbitivi e gli anabolici; essi agiscono riducendo il rischio di frattura e migliorando la densità dell’osso, che rappresenta uno dei primi parametri che si abbassa con l’insorgere dell’Osteoporosi. La terapia antiosteoporotica, sia farmacologica che non, va assunta regolarmente senza interruzioni e seguendo scrupolosamente le prescrizioni del singolo farmaco in quanto una non corretta assunzione...

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column][vc_empty_space][vc_custom_heading text="Ipertrofia dei turbinanti,quando intervenire" use_theme_fonts="yes"][vc_column_text] Fondamentali per la corretta respirazione, i turbinati sono strutture presenti nelle cavità nasali che possono infiammarsi a causa di agenti virali o batterici Gli esseri umani sono dotati, a livello della parete laterale delle fosse nasali, di tre strutture a forma cilindrica sovrapposte, i turbinati. Essi si distinguono in inferiore, medio e superiore e, nel 30% dei casi, può essere presente anche un piccolo, rudimentale turbinato aggiuntivo chiamato “supremo”. I turbinati hanno una componente portante ossea mentre la conformazione cilindrica è data da una ricca rete di vasi sanguigni rivestita da mucosa respiratoria nasale. Hanno un ruolo fondamentale nell’orientare in modo ordinato l’aria inspirata in tutta la superficie delle fosse nasali, evitando che si creino flussi aerei anomali, vorticosi, dispersivi e pertanto inefficaci per l’atto inspiratorio. Inoltre la particolare disposizione e conformazione “a cornetto” dei turbinati permette un maggior contatto con l’aria inspirata, che viene riscaldata e umidificata al fine di raggiungere gli alveoli polmonari alla normale temperatura corporea di 37°.   La funzione di filtro I turbinati agiscono da filtro: tutte le impurità contenute nell’aria proveniente dall’ambiente esterno, fino ad una certa dimensione, si arrestano sulla loro superficie, intrappolate nello strato vischioso e trasportate verso la faringe, evitandone l’inalazione. I turbinati inferiori sono quelli che maggiormente adempiono alle sopracitate funzioni. In caso di interventi eccessivi e impropri su tale struttura si generano flussi vorticosi d’aria anomali con sensazione di ostruzione nasale persistente, secchezza e formazione di croste, Cefalea e dolore all’inspirazione di aria fredda, configurando un quadro clinico comunemente riconosciuto come “Empty Nose Syndrome”, cioè la Sindrome del Naso Vuoto. Se interviene la patologia Molto frequente, l’Ipertrofia dei turbinati può arrivare a coinvolgere quasi il 50% della popolazione in caso di disfunzione persistente. Si presenta con uno stato di congestione nasale posizionale, intermittente fino alla totale ostruzione, con o senza secrezione nasale, pressione facciale e talora Cefalea. Le cause vanno ricercate negli agenti infettivi virali implicati nel comunissimo raffreddore e in quelli batterici che, determinando una reazione infiammatoria, causano un aumento di volume dei turbinati. Ciò provoca inturgidimento, edema e secrezione nasale il cui aspetto può variare dal sieroso al mucopurulento. Tra le altre cause più comuni e più di impatto, in termini di spese sanitarie, è sicuramente la Rinite allergica che determina una reazione infiammatoria e una congestione mucosa in seguito alla continua esposizione ad allergeni ambientali. Fattori ormonali, farmaci e sostanze da abuso possono configurare ugualmente uno stato di congestione, con Ipertrofia a carico dei turbinati inferiori.  Le terapie farmacologiche La scelta della terapia è subordinata a una diagnosi appropriata. Sono disponibili diverse categorie medicinali: i decongestionanti nasali, disponibili nelle forme spray e per via orale, sono tra i più efficaci e più potenti. Tuttavia, l’uso prolungato di questi prodotti può portare al cosiddetto effetto “rebound”, cioè una situazione in cui si ottiene un effetto opposto a quello desiderato con aumento dell’ostruzione nasale, un innalzamento della pressione arteriosa e ritenzione urinaria nei Pazienti con Ipertrofia Prostatica Benigna; inoltre l’uso prolungato può ridurre l’efficacia dell’effetto desiderato. Gli antistaminici, invece, sono indicati solo nei casi di Rinite allergica. Gli effetti avversi dipendono dal farmaco e variano dalla sedazione e deficit di memoria (solo nei farmaci di vecchia generazione), fino all’eccessiva secchezza. Sono controindicati nei casi di Glaucoma. Gli steroidi spray intranasali sono utili e, benché etichettati per il trattamento della Rinite allergica, hanno generici effetti antinfiammatori . Le opzioni chirurgiche Per i Pazienti con Ipertrofia dei turbinati persistente che non rispondono alle terapie mediche o per i quali tali terapie sono controindicate, sarà necessario ricorrere all'intervento chirurgico. Le diverse opzioni disponibili hanno l’obiettivo di assottigliare lo spessore vascolare e la sottomucosa del turbinato per diminuirne il volume e per ripristinare così una corretta respirazione nasale. Nessuna chirurgia è tuttavia in grado di agire sulla causa dell’Ipertrofia. Infine, il Paziente deve essere informato sull'eventualità che tali interventi conservativi possono dare benefici non duraturi nel tempo e pertanto è possibile ripetere a distanza, in anestesia locale, la procedura chirurgica.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]Tratto da Elisir di Salute (copyright)  - il punto di vista di medici e ricercatori Novembre/Dicembre 2016 Dott. Ignazio Tasca Direttore U.O. ORL Ospedale Santa Maria della Scaletta – Imola Dott. Michele Busoni Dirigente medico U.O. ORL Ospedale Santa Maria della Scaletta – Imola AOOI (Associazione Otorinolaringologi Ospedalieri Italiani) Elisir di Salute [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]...

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column][vc_empty_space][vc_custom_heading text="Carboidrati, alleati della buona salute" use_theme_fonts="yes"][vc_column_text] Pasta, riso e pane non devono mancare in una corretta alimentazione, poiché forniscono l’energia necessaria per il funzionamento dell’organismo Componenti essenziali di un’alimentazione equilibrata, insieme a grassi, proteine e vitamine, i Carboidrati rappresentano uno dei “pilastri” della nostra dieta. La loro funzione principale è quella di fornire l’energia necessaria per il corretto funzionamento dell’organismo, supportando le nostre funzioni biologiche. Una fonte di energia Il cervello e i globuli rossi hanno bisogno di Carboidrati sotto forma di glucosio perché non possono utilizzare i grassi, le proteine o altri nutrienti come fonte di energia. Questo è il motivo per cui il livello di glucosio nel sangue (glicemia) deve essere costantemente mantenuto alla soglia ottimale. Sono necessari circa 130 grammi di glucosio al giorno per coprire il fabbisogno energetico del cervello. Il glucosio può provenire da Carboidrati alimentari, da riserve di glicogeno o dalla conversione di alcuni aminoacidi a seguito della rottura della catena proteica. Numerosi ormoni, tra cui l’insulina, esercitano una rapida azione di regolazione del flusso di glucosio nel sangue, mantenendolo ad un livello stabile. I Carboidrati sono inoltre combustibili importanti non solo per il cervello ma anche per l’attività muscolare. I vantaggi Recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’Organizzazione per il Cibo Alimentazione e Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO) e studi scientifici sui valori di riferimento per Carboidrati e fibre alimentari dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) hanno fornito raccomandazioni essenziali riguardanti l’importanza dei Carboidrati nella nostra dieta: innanzitutto, l’alimentazione equilibrata di un individuo adulto deve prevedere che il 45-60% delle calorie giornaliere provenga da Carboidrati, soprattutto complessi. In ambito scientifico, sono stati riconosciuti diversi vantaggi che si possono ottenere mediante una dieta ricca di Carboidrati in quanto questi ultimi, oltre a fornire energia al nostro organismo, regolano ad esempio i livelli di glucosio nel sangue, contribuiscono alla regolazione del peso corporeo, riducendo il rischio di sviluppare Obesità. Regolare il peso corporeo È dimostrato che le persone che seguono una dieta ricca di Carboidrati complessi, cioè quelli che liberano energia a lungo, hanno meno probabilità di accumulare grasso corporeo rispetto a quelle che seguono una dieta povera di Carboidrati e ricca di lipidi. Tre sono le spiegazioni di questa osservazione: a parità di peso, i Carboidrati apportano meno calorie dei grassi e dell’alcool; pertanto, una dieta ricca di Carboidrati avrà una densità energetica inferiore. Inoltre, gli alimenti ricchi di fibra tendono anche ad essere voluminosi e a facilitare quindi la sensazione di sazietà; l’assunzione di cibi ricchi di Carboidrati contribuisce a regolare l’appetito, fornendo una rapida sensazione di sazietà; di conseguenza coloro che seguono una dieta ad alto contenuto di Carboidrati hanno meno probabilità di eccedere nel mangiare. Inoltre, molti alimenti a basso indice glicemico possono essere particolarmente appaganti perché vengono digeriti lentamente; i Carboidrati alimentari vengono di preferenza bruciati per ottenere combustibile oppure immagazzinati sotto forma di glicogeno per uso futuro; solo una minima quantità di Carboidrati viene convertita in grasso corporeo a causa di un processo metabolico inefficace. È ormai accertato che, rispetto ai regimi alimentari ricchi di grassi, le diete ricche di Carboidrati riducono la probabilità di sviluppare Obesità. Tipologie di Carboidrati Esistono varie tipologie di Carboidrati, ciascuna delle quali vanta diverse proprietà; proprio per questo motivo i Carboidrati sono presenti in alimenti con caratteristiche molto diverse tra loro: sono contenuti nei cibi ricchi di amido quali pane, pasta e riso, nonché in marmellate, frutta e verdura e in alcune bevande e bibite zuccherate (il consumo di queste ultime andrebbe limitato perché sono alimenti eccessivamente ricchi di zuccheri). I componenti base di tutti i Carboidrati sono gli zuccheri, che possono essere classificati in base al numero di unità zuccherine combinate tra loro in una molecola. In base alla loro struttura chimica i Carboidrati vengono classificati in semplici e complessi. Carboidrati semplici Comunemente chiamati zuccheri, i Carboidrati semplici comprendono i monosaccaridi (fruttosio, glucosio, galattosio) e gli oligosaccaridi derivanti dall’unione di 2 fino a un massimo 9 monosaccaridi. Gli oligosaccaridi si trovano principalmente nei vegetali e in particolare nei legumi. I disaccaridi (saccarosio, lattosio, maltosio, costituiti dall’unità di due monosaccaridi) insieme ai monosaccaridi sono i più importanti dal punto di vista nutrizionale. Per l’alimentazione gli zuccheri semplici più importanti sono: glucosio: nei cibi è presente sia in forma libera, sia sotto forma di polisaccaride (unito ad altre molecole di zucchero). È molto importante in quanto è la forma in cui devono essere trasformati gli altri zuccheri affinchè possano essere digeriti e quindi utilizzati dal nostro organismo; fruttosio: si trova nella frutta e nel miele; viene assorbito nel piccolo intestino e metabolizzato dal fegato che lo trasforma in glucosio; galattosio: presente negli alimenti all’interno dei quali non si trova libero ma legato al glucosio per formare il lattosio, lo zucchero del latte; saccarosio: composto dall’unione di glucosio e fruttosio, è presente nel miele, nelle barbabietole e nella canna da zucchero; lattosio: costituito da glucosio e da galattosio, è lo zucchero del latte ed è il meno dolce tra i disaccaridi; maltosio: composto da due molecole di glucosio, è un disaccaride poco presente nella nostra dieta; è presente nella birra e nei cereali; maltodestrine: derivano dall’idrolisi degli amidi e vengono spesso utilizzate come integratori energetici da assumere per la pratica di sport di lunga durata in quanto sono in grado di fornire energia a medio-lungo termine. Carboidrati complessi Sono costituiti dai polisaccaridi che sono l’unione di numerosi monosaccaridi. I Carboidrati complessi possono essere sia di origine vegetale, come amidi e fibre, o di origine animale. Vediamo quali sono: glicogeno: rappresenta la riserva di carboidrati dell’uomo e degli animali ed è immagazzinato all’interno dei muscoli; amido: costituito dall’unione di più unità di glucosio, rappresenta la riserva glucidica dei vegetali, per questo è contenuto nei semi, nei cereali e nei legumi, ed è presente in varie forme, alcune delle quali maggiormente digeribili rispetto ad altre. Costituisce la parte preponderante dei Carboidrati complessi assunti in un’alimentazione equilibrata e viene assunto principalmente attraverso patate, legumi, cereali e prodotti derivati, quali pasta e pane; fibre alimentari: sono polisaccaridi strutturali della pianta, come cellulosa e inulina, e...